Sport

La bici, la casa, la cura dell’anima: Caterina Bello e il ritorno da vincente alle corse

La ciclista con la divisa Pedale Elettrico Team
25 Ago 2022

di Paolo Arrivo

Con uno scatto bruciante ha fatto sua una corsa complicata. La zampata dell’agonista ritrovata, che ha lanciato la sfida alle avversarie, e che annovera anche la furbizia tra le sue qualità: dopo alcuni piazzamenti, Caterina Bello si è aggiudicata la sesta prova di “Cicloamatour”, il campionato ciclistico regionale della Puglia su strada. Ha sofferto, la ciclista di Martina Franca. Ma neanche tanto: la gamba è già reattiva, e può crescere soltanto. L’esperienza non le manca, né un grande ciclista alla guida tecnica: il re delle granfondo, Tommaso Elettrico, dal quale può trovare ulteriori motivazioni, lascia intendere in questa intervista.

Partiamo dall’ultimo successo alla 12esima Coppa San Marco: che sapore ha avuto?

“L’ultimo successo ha avuto un sapore che definirei delizioso, perché inaspettato: si tratta quella di una gara impegnativa sia dal punto di vista tecnico che altimetrico, che nelle scorse partecipazioni mi aveva visto sicuramente in forma migliore. Ma per il momento posso ritenermi soddisfatta”.

Per diverso tempo sei stata lontana dalle competizioni. Cosa ti ha spinto a rimetterti in gioco, quest’anno?

“Per l’esattezza ero fuori dalle competizioni dal 2019. Ho mollato sicuramente durante il periodo Covid, che ha messo un po’ tutti ai box; poi per motivi vari, sia fisici che lavorativi, non ho avuto più lo stimolo di riprendere gli allenamenti. Quest’anno non ho fatto alcuna preparazione. Non dovevo rimettermi in gioco, ma l’ho fatto ugualmente: posso dire che la spinta me l’ha data la bici nuova acquistata. Questo per me ha un valore più profondo. Ecco, non lo definirei un “rimettermi in gioco”, piuttosto una sfida con me stessa per affrontare la vita in generale”.

Quali difficoltà hai incontrato nel fare ritorno in mezzo al plotone? Se ne hai avute…

“Sì, certamente ne ho avute, e non poche! Di sicuro il colpo d’occhio che in gruppo è fondamentale: se non lo alleni viene meno, e la lontananza dalle competizioni per 3 anni ha influito sulla tranquillità, sulla tecnica nell’affrontare i circuiti, le curve più tecniche o le discese. Diciamo che sono riaffiorate a galla tutte le mie paure che, per superarle, le etichetto come difficoltà. Queste, so bene, vanno affrontate. Altrimenti non riusciremo mai a sapere quale sia realmente la nostra forza, insieme ai limiti sui quali lavorare”.

Sei nota al pubblico delle due ruote come una big tra le donne. Al pubblico dei lettori che non ti conosce racconta quando ti sei messa su una bici da corsa per la prima volta, quanta strada hai fatto sino ad oggi, quali successi ti hanno dato maggiori gratificazioni.

“È una storia lunga. Cerco di sintetizzare: sono sempre stata una ragazza sportiva, ho praticato diversi sport nella mia vita, ma il ciclismo l’ho scoperto per caso: ero già grande, avevo 23 anni, e un giorno ho visto nel box di Davide, mio marito, allora fidanzato, tantissime bici da corsa perché lui da piccolo correva (poi il ciclismo lo ha lasciato). Ebbene, me ne ha sistemata una e siamo usciti per fare una passeggiata… Alla prima uscita andavo più forte di lui che, vedendomi portata, disse che avrei dovuto praticare questo sport. Così è andata. Nel giro di un anno ho iniziato con le gare; anche il mio compagno ha ripreso a pedalare, e la condivisione è molto importante per poterci stimolare. Sicuramente da quel 2013 ne ho fatta ad oggi di strada. Tutte le gare, ma anche le uscite mi danno gratificazione perché sfido me stessa sempre, sia in allenamento che in gara”.

Per gareggiare è fondamentale la preparazione. Non ti chiediamo di svelarci i segreti dell’allenamento più proficuo ma se, ancora oggi che il ciclista può disporre della tecnologia, e dedicarsi alle ripetute, sei capace di andare anche a sensazione…

“Sì, la preparazione è fondamentale. Io inizialmente sono sempre andata a sensazione ma poi passando ad allenamenti specifici posso dire che la differenza si vede, eccome. Me ne accorgo anche adesso, perché non avevo fatto nessun tipo di allenamento negli ultimi tre anni, ma solo uscite ogni tanto. Non siamo professionisti: andare a sensazione è bello, ed anche divertente; ma per obiettivi particolari o manifestazioni importanti fare una preparazione specifica sarebbe l’ideale”.

Il ciclismo è uno sport individuale ma anche di gruppo. Ci sono persone che ti hanno aiutata, insegnato o trasmesso qualcosa?

“Premetto che purtroppo, per noi donne, io lo definisco ancora uno sport individuale. Ultimamente ne vedo tante che si stanno avvicinando al ciclismo, ma non in numero tale da pensare di poter organizzare delle manifestazioni al femminile. Certamente ci sono persone che mi hanno aiutata, insegnato e trasmesso qualcosa. Io penso che lo faccia qualsiasi persona che incontriamo: può arricchire il nostro cammino esistenziale. Nel mondo del ciclismo, non posso citare tutte le persone che hanno arricchito la mia esperienza con questo sport, ma sicuramente non posso non nominare mio marito Davide, il primo a “mettermi in bici”, mio suocero Mario, ciclista anche lui che insieme a tutti i suoi compagni (cito, tra questi, Michele Lacarbonara) sono stati i primi ad accompagnarmi nelle uscite. C’è Giuseppe Vestita, il mio primo presidente con il team ciclisport, che ha creduto in me, sin da subito: a Carovigno abbiamo vinto la prima gara. C’è Tommaso Rubino, conosciuto in gara, dove è nata una bellissima amicizia. Mi ha aiutata tanto ad affrontare le mie paure ed ansie. Per ultimo, ma non per importanza, c’è il mio attuale coach Tommaso Elettrico, sempre pronto ad aiutarmi in tutto, e a stimolarmi per fare sempre meglio. Sono felice di far parte del suo team da 4 anni”.

Hai un sogno ancora da realizzare, che ti stimoli a macinare altri chilometri? Un obiettivo nel medio o lungo periodo?

“Sogni nella vita, sempre e tanti; ma vivo alla giornata e non mi piace fare progetti a lungo termine. Quello che viene viene e mi rende felice sempre. Per ora il mio obiettivo è quello di recuperare la condizione persa in questi anni e magari, perché no, anche migliorarla! Non ho bisogno di obiettivi per macinare chilometri perché questo sport mi piace così tanto che se potessi pedalare anche di più lo farei. Il lavoro spesso non me lo permette”.

Quando non pedala, nella vita di tutti i giorni, chi è Caterina Bello?

“È una donna che ha tantissimi altri impegni ed interessi. Combattiva, dinamica, le piacerebbe avere una giornata più lunga di 24 ore per fare tutto quello che vorrebbe! Lavoro per un’azienda di tecnologie estetiche e sono spesso fuori casa. Amo cucinare, tanto che ho anche un blog di cucina a cui mi dedico, quando ho tempo, per creare nuove ricette. Mi prendo cura della mia casa e del mio terrazzo. Per me è importantissima perché la identifico come il mio luogo dell’anima, creata e progettata in base alle mie esigenze. Mi dedico alla cura dell’anima attraverso la lettura ed al pilates”.

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