Hic et Nunc

Giornata sulla consapevolezza dell’autismo: l’incontro con Francesco

04 Apr 2022

Il Papa: “Si tratta di sostenere il loro progetto di vita attraverso l’accesso all’educazione, all’occupazione e agli ambiti del tempo libero”

 

“Un aspetto essenziale della cultura dell’inclusione è la possibilità per le persone con disabilità di partecipare attivamente. Metterle al centro vuol dire, oltre che abbattere le barriere fisiche, anche far sì che possano prendere parte alle iniziative della comunità civile ed ecclesiale dando il loro contributo”. Lo ha detto papa Francesco, ricevendo in udienza venerdì 1° aprile mattina, nel Palazzo apostolico vaticano, i membri della Fondazione italiana autismo, in occasione della Giornata mondiale della Consapevolezza dell’autismo che ricorre ogni 2 aprile. “A tale scopo – ha aggiunto -, si tratta di sostenere il loro progetto di vita attraverso l’accesso all’educazione, all’occupazione e agli ambiti del tempo libero, in cui socializzare ed esprimere la propria creatività. Questo richiede un cambiamento di mentalità. Grandi passi sono stati fatti in tal senso, ma rimangono ancora pregiudizi, disuguaglianze e discriminazioni”. Dal papa l’auspicio che “le stesse persone con disabilità diventino sempre più protagoniste di questo cambiamento, come voi oggi avete testimoniato collaborando insieme, istituzioni civili ed ecclesiali”.

Sinceri e semplici, i circa quaranta ragazzi con autismo o disturbi dello spettro autistico al cospetto di una persona altrettanto sincera e semplice come papa Francesco. “Tutto andrà al di là delle nostre aspettative”, era la previsione, a proposito dell’incontro,di don Andrea Bonsignori, membro della Fondazione italiana per l’autismo e direttore scuole del Cottolengo. “In udienza – dice – avremmo voluto portare solo autistici. Ma non è stato possibile perché non possono stare da soli. Saremo quindi in 60, compresi i familiari e gli accompagnatori”.

Un ragazzo di venti anni, Filippo, si è fatto portavoce e testimone delle necessità, della gioia di vivere e delle difficoltà.“Lui studia alla facoltà di Lettere – spiega don Andrea –, dopo aver frequentato le scuole del Cottolengo, e ha un disturbo certificato migliorato negli anni grazie a interventi precoci. Ma ci sono anche ragazzi che non riescono nemmeno a parlare. Al papa abbiamo cercato di mostrare il ventaglio enorme dello spettro.Filippo per una settimana ha preparato il suo discorso ed era molto emozionato. Al papa ha detto come lui e gli altri desiderano vivere la vita appieno, libera, vicino ai propri cari, tenuto conto delle particolarità, per puntarci sopra e farne dei punti di forza”.

Nelle parole pronunciate dal giovane c’è anche il riferimento alla solitudine e alla fatica di chi ha un disturbo diagnosticato e che si allarga come un’ombra su genitori e parenti. In Italia si stima che almeno una famiglia su 77 condivida la stessa esperienza, scontrandosi a volte contro sacche di ignoranza e indifferenza.

Anche per mostrare il loro valore, alcuni ragazzi dopo l’udienza hanno distribuito il pranzo ai poveri nella mensa del Pontefice. “Il loro è un modo per dire: ‘non siamo un peso, siamo una risorsa”, commenta il rappresentante della Fondazione. E fra le imprese impegnate nel servizio, c’è la BreakCotto, nata solo un anno fa con l’obiettivo di rispondere al bisogno di socialità e occupazione delle persone con autismo. “L’impresa sociale – dice don Andrea, che ricopre la carica di presidente – è in tutta Italia nel settore del vending. Nel prossimo anno prevediamo di dare lavoro a 400 persone mentre oggi sono già 40. Vorremmo farlo in modo non caritatevole ma per offrire maggiore dignità. I ragazzi sono di tutte le età e vengono occupati in tantissime attività, a seconda delle capacità di ognuno”.

Fra gli scopi della Fondazione, nata nel 2015, c’è anche quello di non lasciare sole le persone e di curare il loro ruolo nella società. “Facciamo tante cose – spiega il sacerdote -. La nostra è una fondazione di terzo livello: non ci occupiamo infatti direttamente delle difficoltà delle famiglie ma cerchiamo di affrontare il tema in maniera sistemica. Raccogliamo per esempio i fondi per la ricerca sull’autismo che in Italia è molto indietro. Facciamo bandi per la ricerca pedagogica ed educativa per avere una ricaduta anche sulle famiglie. La fondazione è composta da tantissime sigle associative e enti dei genitori, dei servizi e della ricerca scientifica impegnate sul territorio. È nata proprio con l’obiettivo di unire l’infinita e logica varietà di associazioni che si occupano di autismo. Cerchiamo di dare la voce a tutti, convinti che l’unione fa la forza”.

Da ottobre 2021, la Fondazione ha attivato anche il progetto del telefono blu (numero 800031819, attivo dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 12.30), implementato dall’Associazione nazionale genitori per persone con autismo (Angsa), per offrire un primo aiuto alle famiglie alle prese con una diagnosi che possono essere indirizzate ai centri sul territorio, anche solo per non sentirsi sole. In occasione della Giornata mondiale, inoltre, è partita il 28 marzo e durerà fino al 10 aprile, la campagna #sfidAutismo22 che permetterà la raccolta di fondi attraverso un sms solidale al 45592 in favore della Fondazione.

Ai ragazzi con autismo oggi serve accoglienza secondo don Andrea. “L’autismo non è un problema solo delle famiglie. A volte gli autistici vengono visti in maniera scettica, invece devono essere aiutati, compresi. Servirebbe una diffusione più ampia degli atteggiamenti che aiutano le persone con questa disabilità. Il mio sogno è che fra dieci anni si parli dell’autismo come oggi parliamo della sindrome di Down”.

I due anni di pandemia hanno posto una grande pausa sul tema nella società: “Certamente – osserva – una cosa positiva è aver considerata la particolarità dei ragazzi con autismo, registrando un po’ di deroghe sulle uscite. Questo è già molto positivo. Ma c’è ancora molta diffidenza nelle classi scolastiche”. Anche la fede può sembrare un elemento lontano dalle vite di chi è affetto da autismo o disturbi dello spettro autistico. Ma non è sempre così. “Le esperienze sono varie. Per alcuni il mistero della fede è racchiuso in loro. Per altri invece le manifestazioni sono tenere e chiare allo stesso tempo. Come per Giuseppe che per pregare, infila la testa dentro la maglietta perché sa che Gesù è nel cuore”.

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