Otium

L’algoritmo che aiuta gli studiosi

26 Mar 2022

di Maurizio Calipari

Le culture epigrafiche del mondo antico possono finalmente essere studiate con nuove tecnologie

 

Studi umanistici e intelligenza artificiale. Di primo acchito, sembrerebbero espressione culturale di due visioni del mondo molto distanti tra loro, quasi contrapposte. In realtà, entrambi come mirabile frutto dell’ingegno umano, questi saperi possono interagire come buoni alleati, con risultati eccezionali. Ed eccone un chiaro esempio.

Una delle sfide che lo studio della letteratura antica deve continuare ad affrontare è il tentativo di colmare le lacune di quei testi di cui possediamo solo pochi frammenti, per coglierne il reale significato e definire la loro origine nel tempo e nello spazio. Lo svolgimento di questo compito così complesso e specialistico, finora, è sempre stato affidato agli epigrafisti, in ragione della loro conoscenza della storia e della letteratura antica. Qualcuno però, in vista dell’ottenimento di risultati più precisi e dettagliati in questo settore, comincia a ipotizzare l’utilizzo di ausili tecnologici e, fra questi, in primo luogo, l’intelligenza artificiale.

Un primo esperimento concreto di questo nuovo approccio di studi è già realtà: si tratta di “Ithaca”, un sistema di apprendimento automatico dedicato alla ricostruzione degli antichi testi greci. L’innovativo algoritmo (descritto in articolo pubblicato sulla rivista “Nature”) è stato realizzato nell’ambito di una importante collaborazione tra l’azienda di intelligenza artificiale Deep Mind, l’Università Ca’ Foscari di Venezia, la Faculty of Classics dell’Università di Oxford (Regno Unito) e il dipartimento di Informatica dell’Università AUEB di Atene, in Grecia.

Ma proviamo a capire meglio di cosa si tratta. Lo sviluppo di questo nuovo strumento informatico, in verità, porta a compimento un lungo sodalizio tra studi umanistici classici e metodi digitali di ricerca e analisi, il cui inizio risale agli anni ’80, quando fu avviato il progetto della biblioteca digitale di testi latini e greci “Perseus”, poi resa disponibile su cd negli anni ’90 e infine su Internet a partire dagli anni 2000. Questa prima iniziativa ha permesso la fruibilità di una grande quantità di testi (la cui pubblicazione su carta avrebbe avuto costi proibitivi!), divenendo al tempo stesso campo di addestramento per i metodi di ricerca automatica.

Un secondo step è consistito nel rendere disponibili non solo le iscrizioni in buono stato, ma anche gli spazi illeggibili, come testimonia l’allestimento delle Searchable Greek Inscriptions realizzata dal Packard Humanities Institute di Santa Clarita, in California (Usa), che raccoglie un insieme di 178.551 iscrizioni già passate al vaglio degli studiosi. Proprio nell’analisi di questo tipo di documenti si inserisce ora l’apprendimento automatico basato sulla IA.

Lungi dal rendere superflua la figura dello studioso in questo campo, Ithaca è stato addestrato per suggerire le lettere che potrebbero essere inserite nelle lacune per dare ai testi un senso compiuto. I risultati finora ottenuti sono molto soddisfacenti: il sistema riesce in autonomia a colmare le lacune con una precisione del 62%, ma giunge fino al 72% se viene associato al lavoro degli studiosi. Successivamente, si cerca di attribuire un luogo di origine all’iscrizione, compito che Ithaca riesce a svolgere con un’accuratezza del 71%. Circa la datazione dei frammenti di testo, poi, l’errore è contenuto in 30 anni rispetto alle proposte degli storici.

Come già evidenziato, questo approccio non tende affatto a sostituire la capacità di interpretazione dello studioso; al contrario, vuole rappresentare un utile strumento nelle sue mani, per dare un forte impulso alla sua attitudine ad analizzare qualsiasi testo, sia esso di evidente importanza o apparentemente insignificante, senza alcun pregiudizio. Anche perché – è bene sottolinearlo – le analisi di Ithaca non restituiscono un output unico di interpretazione di un testo lacunoso, quanto piuttosto un intervallo di risposte con le rispettive probabilità. Ed è qui, nella fase finale, che diventa fondamentale l’intervento umano. “Grazie a Ithaca, – commenta Lorenzo Calvelli, professore di storia romana al Dipartimento di studi umanistici dell’Università Ca’ Foscari – le culture epigrafiche del mondo antico possono finalmente essere studiate con nuove tecnologie: l’applicazione dell’intelligenza artificiale allo studio di centinaia di migliaia di iscrizioni ci consentirà di confrontare, studiare e integrare questi testi ben oltre le possibilità di qualsiasi mente umana. Sono entusiasta di far parte di un progetto interdisciplinare che unisce specialisti di apprendimento automatico ed esperti della lunga tradizione accademica umanistica”.

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